Fave: proprietà, benefici e controindicazioni

Che cosa sono le fave

Fin dall’antichità considerate un “cibo per poveri” a causa della loro facile reperibilità, le fave appartengono a una specie di legumi originaria dell’Asia Minore, che attualmente viene coltivata soprattutto per il foraggio che se ne ricava.

Sono piante annue erbacee della famiglia della Faba Vulgaris, in grado di raggiungere fino a 140 centimetri di altezza e che presentano un fusto eretto di notevoli dimensioni, particolarmente ramificato alla base.
I suoi semi, molto simili a quelli del pisello, hanno un’irregolare forma piatta e ovale e sono contenuti entro verdissimi baccelli carnosi e cilindrici.

Commercializzate sia fresche sia secche, le fave possono essere consumate crude oppure cotte e in entrambi i casi offrono all’organismo un notevole contenuto di sostanze proteiche.

Le fave essiccate sono prive del tegumento e possono venire conservate per lungo tempo in quanto la loro completa disidratazione elimina qualsiasi rischio di deterioramento.

A differenza di altri legumi, come piselli, fagioli o lenticchie, le fave secche non richiedono un ammollo preventivo e possono essere cucinate previa cottura al vapore oppure in acqua bollente.

Un metodo di preparazione estremamente gustoso è anche quello sotto forma di puré, che si accompagna molto bene a pietanze a base di carne arrosto o alla griglia.

Le fave fresche solitamente vengono consumate al naturale o anche condite con poco olio d’oliva extravergine, come contorno a salumi e formaggi.
È possibile acquistare fave surgelate o inscatolate, in grado di mantenere inalterate le loro caratteristiche organolettiche e soprattutto l’elevato potere nutritivo.

Proprietà delle fave

Rispetto ad altre leguminose, le fave si presentano superiori dal punto di vista sia quantitativo (maggiore concentrazione di principi nutritivi) che qualitativo (proteine ad elevato potere nutrizionale).

La loro composizione biologica comprende:

  • proteine: 5%;
  • carboidrati: 4,5%;
  • fibre: 4,5%;
  • lipidi: 0,5%;
  • acqua: 85,5%.

Le fave sono particolarmente ricche di minerali (magnesio, potassio, ferro, selenio e rame) e vitamine (vitamina C); per mantenere integre le proprietà nutrizionali di questi legumi sarebbe necessario consumarli crudi in quanto la cottura contribuisce ad alterare la componente vitaminica e minerale.

Le foglie della pianta trovano largo impiego in erboristeria per la preparazione di decotti dall’elevato potere diuretico, utilissimi per chi soffre di ritenzione idrica oppure di ipertensione non complicata.

Una delle più interessanti proprietà di questi legumi è collegata alla loro concentrazione di levodopa, una sostanza utilizzata con successo nella terapia del Morbo di Parkinson.

Secondo le più recenti linee guida è stato evidenziato che l’intera pianta di fava, comprendente fusto, foglie, baccelli e semi, contiene una discreta quantità di levodopa, condizionata comunque dalla composizione del terreno di coltura.

Fave e levodopa

La levodopa, un aminoacido intermedio che partecipa alla sintesi della dopamina, viene utilizzato per il trattamento del Morbo di Parkinson, uno stato morboso collegato alla progressiva degenerazione dei neuroni dopaminergici presenti nel mesencefalo a livello di uno specifico nucleo chiamato Sostanza Nera.

Quando si verifica una diminuzione di dopamina in questa zona encefalica, viene a crearsi uno squilibrio tra eccitazione e rilassamento dei neuroni, responsabile dell’insorgenza di disturbi neurologici come il Morbo di Parkinson.

In questi casi si impiega la levodopa come pro-farmaco della dopamina, dato che essa non riesce ad attraversare la barriera emato-encefalica, mentre la levodopa è in grado di farlo.

Gli studi clinici

Negli ultimi anni, in seguito a numerosi studi clinici su gruppi di pazienti trattati con levodopa, si è notato che il Parkisonismo viene contenuto in maniera efficace e duratura dall’utilizzo di levodopa.

Questo si spiega poiché tale malattia dipende dalla degenerazione funzionale della Sostanza Nera (Substantia Nigra) che non riesce più a produrre la dopamina; il cervello privato di questo neurotrasmettitore non è più capace di controllare adeguatamente le stimolazioni motorie.

Tali considerazioni vengono confermate dal fatto che alcuni pazienti affetti dal Morbo, che comprende un elevato numero di disturbi neurodegenerativi, traggono evidenti benefici dal consumo frequente e regolare di questi ottimi legumi.

All’interno dei semi della pianta, oltre alla levodopa, sono presenti anche alcune sostanze in grado di potenziarne l’effetto e che pertanto agiscono sinergicamente con essa.

La scienza non è ancora riuscita a spiegare il motivo per cui soltanto alcuni pazienti rispondono positivamente all’assunzione di fave, mentre altri non traggono reali benefici riguardo il Morbo di Parkinson.

Il rapporto tra levodopa contenuta nelle fave e Morbo di Parkinson è oggetto di continue ricerche scientifiche sia dal punto di vista epidemiologico che da quello clinico.

In conclusione si può quindi affermare che l’ingestione di fave da parte di pazienti affetti dal Morbo di Parkinson deve essere monitorata da un medico che, durante le prime fasi del protocollo terapeutico, deve provvedere a dosare nel sangue la reale concentrazione di dopamina.

Controindicazioni delle fave

1. Apparato immunitario

Potenziali avversarie del sistema immunitario, le fave possono infatti scatenare una potente reazione allergica che, nei casi più gravi, può portare all’insorgenza di uno stato comatoso del paziente.

2. Favismo

Il favismo consiste in un disturbo di base genetica che riguarda alcuni enzimi contenuti negli eritrociti e che può provocare la loro distruzione (emolisi).

Questa patologia si manifesta in persone che mostrano carenza dell’enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi, che rappresenta il fattore eziologico del deterioramento dei globuli rossi circolanti.

Un individuo affetto da favismo, dopo 24-48 ore dall’ingestione di questi legumi, manifesta una colorazione giallastra della cute e delle sclere oculari oltre che un colore bruno delle urine; l’ittero dipende dall’elevata concentrazione di bilirubina nel sangue.

Nelle forme particolarmente gravi il soggetto può andare incontro a collasso cardio-circolatorio, anemia emolitica, polmonite, chetoacidosi diabetica, epatite virale con l’insorgenza di uno stato comatoso.

La malattia delle fave viene trasmessa dal cromosoma X e colpisce la popolazione maschile in misura maggiore rispetto a quella femminile, anche se in molti casi rimane asintomatica.

L’unica terapia valida ed efficace contro il favismo consiste nell’evitare del tutto l’introduzione di fave; le possibili varianti di questa malattie sono talmente numerose che spesso non si riesce a ricevere una diagnosi certa e tempestiva, correndo quindi grossi rischi.

3. Interazioni con farmaci

La fave sono assolutamente controindicate quando il soggetto assume farmaci inibitori delle monoaminossidasi (IMAO) in quanto la levodopa contenuta nei legumi, dopo essere stata convertita in dopamina, viene attaccata dagli IMAO innescando crisi ipotensive spesso fatali.

In pazienti particolarmente sensibili e predisposti il consumo di fave insieme a medicinali come i salicilati, gli analgesici e alcuni chemioterapici può scatenare una serie di reazioni a catena estremamente nociva per l’organismo.

Le fave nell’alimentazione

Pur essendo dotate di numerose proprietà benefiche per il corpo, le fave non fanno parte integrante degli schemi alimentari normali, ma vengono considerate un alimento speciale e indicato soltanto per la preparazione di ricette particolari.

Grazie al loro notevole contenuto di proteine dotate di elevata biodisponibilità esse possono sostituire egregiamente la carne, fornendo all’organismo tutto il nutrimento necessario.

Spesso cucinati come contorno, in realtà questi legumi possono costituire un ottimo piatto unico, grazie anche al loro potere saziante oltre che all’apporto calorico.

Molte preparazioni gastronomiche utilizzano le fave per realizzare ottime zuppe di verdura, sia insieme ad altri ortaggi che anche da sole; sono particolarmente gustose le vellutate di fava, ottenute frullando i legumi insieme a qualche patata lessata e a uno spicchio d’aglio.

Sarebbe comunque preferibile mangiare queste verdure crude, per mantenere intatte le loro caratteristiche organolettiche e l’elevato valore nutritivo.

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