Rosmarino: proprietà, benefici e impieghi in erboristeria e fitoterapia

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Che cos’è il rosmarino

Appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, genere Rosmarinus officinalis, il rosmarino è un arbusto di tipo perenne, dato che si mantiene sempre verde per tutto l’anno indipendentemente dalle condizioni climatiche.
Si tratta di un vegetale tipico della macchia mediterranea, in grado di crescere fino a oltre mille metri di altitudine, assumendo un aspetto cespuglioso che non supera mai i due metri in altezza.

A seconda della tipologia dei rami, il rosmarino può essere eretto o prostrato, comunque sempre caratterizzato da foglie aghiformi, di consistenza coriacea, lucide e vellutate, di colore verde scuro.
La pianta produce piccole infiorescenze di tonalità azzurra tendente al viola chiaro, che fioriscono dalla tarda primavera fino alla fine dell’estate. I frutti sono di tipo tetrachenio e hanno piccole dimensioni e un colore scuro tendente al nero.

Le caratteristiche organolettiche del rosmarino dipendono principalmente dall’olio essenziale che viene ricavato da tutte le parti della pianta. Questo prodotto trova largo impiego sia per la formulazione di preparazioni erboristiche e fitoterapiche, sia in ambito cosmetico.

Impieghi del rosmarino in fitoterapia

L’olio essenziale di rosmarino viene prodotto per distillazione dalle porzioni apicali dei rametti freschi, sottoposti a corrente di vapore ad alte temperature.

Esso di utilizza soprattutto per lenire disturbi di natura digestiva, che sfruttano l’attività spasmolitica sull’intestino e sulle vie biliari.
Per quanto riguarda l’apparato osteoarticolare, le pomate formulate con estratti di rosmarino risultano particolarmente efficaci se applicate su articolazioni dolenti, gonfie oppure che hanno subito traumi di varia natura.

Grazie alla presenza di triterpeni, flavonoidi e acidi fenolici, gli estratti di rosmarino risultano estremamente utili per eliminare i radicali liberi dall’organismo, combattendo pertanto i processi di invecchiamento cellulare.

La sua attività batteriostatica viene utilizzata in fitoterapia soprattutto per curare le affezioni delle vie aeree superiori, a livello delle quali la pianta realizza una notevole azione fluidificante sulle secrezioni catarrali.
Questa azione balsamica viene sfruttata nella preparazione di unguenti e pomate che spalmate regolarmente sul torace prima di coricarsi, assicurano la produzione di vapori terapeutici la cui efficacia risulta potenziata anche dal calore sprigionato dal corpo.

Secondo le più recenti linee guida, il rosmarino svolge una notevole funzione depurativa anche a livello dell’apparato renale, stimolando la diuresi in seguito al potenziamento della velocità di filtrazione glomerulare (VFG).

In ambito ginecologico, gli estratti concentrati delle foglie di questo vegetale vengono consigliati in caso di dismenorrea oppure di cicli irregolari, soprattutto nella fase del puerperio o della menopausa.
Trattandosi di un prodotto completamente naturale, il rosmarino non ha controindicazioni e pertanto può essere assunto tranquillamente da soggetti vulnerabili e molto sensibili, come appunto le donne che hanno appena partorito, i bambini e gli anziani.

Nella terza età gli estratti di rosmarino vengono consigliati in caso di inappetenza e deperimento organico, dato che i polifenoli contenuti soprattutto nelle foglie contribuiscono a stimolare il centro encefalico dell’appetito, soprattutto durante lunghi periodi di convalescenza.
A livello dermatologico l’olio essenziale di rosmarino viene impiegato in caso di pelli impure, grasse o a tendenza acneica, in quanto in grado di restringere i pori, stimolando al contempo l’eliminazione dell’eccessivo sebo prodotto soprattutto durante la fase prepubere.

Impieghi del rosmarino in erboristeria

I costituenti chimici del rosmarino sono molto numerosi e coprono un ampio spettro di attività terapeutiche.
Tra i derivati dell’acido caffeico, quello più abbondantemente presente nel vegetale è l’acido rosmarinico, che insieme all’acido carnosico contribuisce a produrre gli effetti balsamici.

La diosmina e la nepitrina sono flavonoidi che ottimizzano la funzionalità epatica, stimolando la produzione di bile e migliorando quindi l’assimilazione delle sostanze lipidiche.
Le foglie del vegetale contengono acido nicotinico e acido glicolico, che insieme all’acido glicerico incentivano la sintesi di enzimi digestivi, sia a livello gastrico che intestinale.

Per questo motivo gli estratti di rosmarino trovano largo impiego in caso di dispepsia, pirosi gastrica e meteorismo addominale.
Il suo olio essenziale è composto da eucaliptolo, limonene, canfora e acetato di bormile, tutte molecole la cui azione consiste nel velocizzare il movimento delle ciglia a livello dell’epitelio delle vie aeree superiori.
In questo modo viene migliorata la funzione espettorante quando si verificano accumuli di secrezioni catarrali.

La pianta è ricca anche di vitamina C, la cui azione antiossidante nei confronti dei radicali liberi stimola l’attività del sistema immunitario, soprattutto nei confronti di infezioni batteriche.
L’attività biologica del rosmarino sfruttata in erboristeria, trova largo impiego nel trattamento di disturbi dispeptici, sia a carico dello stomaco che dell’intestino.

Grazie all’azione spasmolitica sulle vie biliari, l’olio essenziale di rosmarino esercita un’efficace azione coleretica e colagoga, facilitando i processi digestivi soprattutto in individui soggetti a spasmi delle anse coliche.
Un’azione spesso utilizzata in erboristeria è quella analgesica, che il rosmarino possiede soprattutto se assunto sotto forma di decotto o tisana.

Secondo numerose ricerche scientifiche, i biofenoli contenuti nel fusto del vegetale provocano un rilassamento delle miofibrille muscolari soprattutto a livello viscerale, contribuendo ad allentare la tensione spastica dell’apparato digerente.

In ambito erboristico il rosmarino viene assunto generalmente sotto forma di tintura su base alcolica, di cui viene impiegata la formulazione in gocce orali.

Trattandosi di un prodotto da introdurre per bocca, il suo assorbimento è quasi immediato, così come lo sono i benefici derivanti dal suo impiego.
Applicato sotto forma di formulazione semisolida (unguenti e pomate), il rosmarino viene consigliato nel trattamento di disturbi circolatori superficiali, in particolare quando sono presenti telangectasie.

Le proprietà terapeutiche del rosmarino

Le varie proprietà terapeutiche del rosmarino vengono sfruttate anche nel caso della medicina omeopatica, nella quale si può trovare sotto forma di macerato glicerico, di tintura madre oppure di granuli.

Gli impieghi dei preparati di questo genere coprono un ampio spettro di possibilità, dato che sono in grado di alleviare disturbi di tipo articolare, muscolare, gastrointestinale, respiratorio, circolatorio e urogenitale.
Per evitare effetti avversi che comunque sono di lieve entità, è opportuno evitare l’assunzione contemporanea con oli essenziali contenenti chetoni, come quelli di assenzio e di salvia.

In questi casi infatti si verifica un pericoloso effetto accumulo, in particolare a livello delle fibre neuroniche del sistema nervoso centrale.
Si ritiene che le proprietà terapeutiche del rosmarino diminuiscano la loro efficacia quando la pianta non è fresca, poiché i principi attivi esplicano la loro massima potenzialità in ambiente idratato.
Quindi in caso di foglie secche e disidratate gli elementi terapeutici contenuti nella pianta perdono efficacia.

In ambito fisioterapico sono indicati infatti revulsivi a base di foglie di rosmarino sminuzzate, che devono rimanere applicati sulla parte dolente fino a che non sia evidente una vasodilatazione superficiale. Infatti tale azione provoca l’eliminazione delle tossine endogene e quindi l’attenuazione della sintomatologia dolorosa.

In alcuni casi di sciatica, l’applicazione di pomate al rosmarino si è rivelata particolarmente benefica anche per l’eliminazione del dolore tensivo a livello degli arti inferiori.
In ambito flebologico gli estratti di rosmarino vengono consigliati per massaggi superficiali agli arti inferiori in caso della presenza di varici: il meccanismo d’azione di tali rimedi sfrutta la presenza dei principi attivi trofici nei confronti dell’endotelio vasale, che apportano tonicità e sostegno anche alle fibre collagene sottostanti.

Persone affette da vene varicose infatti possono tranquillamente sperimentare tale rimedio prima di sottoporsi ad interventi invasivi e valutare sul lungo periodo la sua efficacia, sempre sotto la guida del proprio medico di fiducia.

Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.

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